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American dad casino normale music

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Al bancone vedo appoggiato un signore alto e magro, che mostra forse un'ot-. Guardo il cuoio rosso delle sedie, due ragazze sedute al tavolo vicino che osservano dei fogli. Finisco la birra, mi augurano bonsoir, esco. Pubblicità Ho passato qualche decina di secondi a fissare la pubblicità del TGV che collega Parigi a Torino per la modica cifra di trenta euro. Lo slogan che dovrebbe invogliare il parigino a visitare la capitale sabauda è "Bella, moderna, italiana! Piatti Passo davanti ad un ristorante greco nel Quartiere Latino. Vedo i cocci di forse una decina di piatti bianchi riempire il piccolo spazio davanti all'ingresso; guardo all'interno, e vedo un gruppo di persone ballare in cerchio, come nel sirtaki di Zorba il Greco.

Violazione della privacy Esco dall'albergo e mi faccio incuriosire da una viuzza lastricata e da uno spiazzo nel quale quattro ragazzi giocano a due contro due avendo un muro e un paio di maglioni come porta. Gli passo a fianco per non disturbarli e raggiungo il marciapiede, sul quale occhieggiano le finestre di alcune abitazioni del seminterrato. Butto l'occhio dietro le tende di una di queste finestre, rallento il passo per osservare il piccolo divano, il tavolo di legno, il televisore acceso, una manciata di piccoli quadri alla parete. Poi nell'inquadratura impressionista entra un omone vestito solo di un paio di slippini azzurri;.

E penso che no, non sia il caso. Lungo il fiume L'albergo è a poche decine di metri dalla Garonne, il fiume che attraversa la città. E' un fiume ampio, calmo, almeno nel tratto che posso vedere. Dall'altra parte della strada vedo il palazzo della Bourse Maritime e il luna park, abbastanza illuminati da spiccare tra i palazzi di pietra chiara, maestosi come la grandeur impone. Un fascio di luce arriva sulla cupola di una chiesa.

Due genitori tendono una cordicella, mentre la figlia prende la rincorsa per saltarla e due ragazzi di co-. Rue Sainte Catherine Percorro questa lunga via pedonale che costeggia il centro di Bordeaux, in parallelo al lungo fiume. E' piuttosto sporca, come la gran parte delle vie delle città francesi - Parigi in particolare - che mi è capitato di visitare in tempi recenti; sembra di camminare su una patina che viene dalla sedimentazione e stratificazione di birra, foglie di lattuga, escrementi di cani, inquinamento, sputi: Comunque, dato che non sono nato e cresciuto a Lucerna, non mi faccio troppi problemi, e ciondolo in attesa che mi venga abbastanza fame per andare a cena.

Mi fermo a guardare una bambina orientale che si ammazza dalle risate scalando una grossa tartaruga di bronzo sotto gli occhi non meno divertiti della mamma. In una piccola traversa acciottolata e ingombra di cas-. A pochi metri di distanza rimando indietro un piccolo pallone giallo ad un bambino che sta giocando da solo in attesa che il padre chiuda il negozio. Vedo un uomo portare un enorme mazzo di mimose, anche se non trovo nessun'altra indicazione che faccia pensare ad una festa della donna anticipata.

Guardo una specie di fast food di specialità libanesi, che accompagna la bandiera con il cedro al tricolore francese. Vedo parecchie coppie miste. La pulizia non è tutto, in fondo. La piazzetta ovale Tengo la cartina in tasca, ma non la guardo. E' difficile perdersi in una città come questa, con il fiume e tre o quattro campanili che ti fanno da costante punto di riferimento. E' una piazzetta di forma ovale, Place Mitchell. Due alberi fioriti che svettano dal selciato, e una decina di sedie di un metallo al quale non so dare nome ma che sembra risalire agli anni Venti.

Mi siedo. Per dieci minuti non passa nessuno. Piedi nell'acqua Ritorno verso l'albergo, dove mi aspetta una compagnia che pare presa di peso da una barzelletta - una di Philadelphia, uno di Dublino, due di San Diego, uno di un luogo imprecisato del Belgio e uno di Bordeaux. Noto uno strano riflesso del sole su quello che dovrebbe essere selciato, e mi rendo conto che si tratta di acqua.

Lo chiamano Miroir d'eau des quais, ed è una specie di vasca profonda pochi centimetri, cinque o sei, lunga una cinquantina di metri e larga forse quindici, piazzata esattamente di fronte a quello che sembra essere il palazzo più importante di tutta la città, e forse lo è, dato che è il palazzo della Borsa. Saranno i quasi venticinque gradi che ci fanno stare tutti in maglietta, ma c'è un bel po' di gente che non fa altro che togliersi scarpe e calze, le lascia ai bordi della vasca - come si fa per entrare in una moschea, mi viene in mente: Una ragazza tiene per mano un bambino che avrà forse due anni; due ragazzine partono dal centro e raggiungono uno dei quattro angoli in un susseguirsi di ruote che le porta a bagnarsi piedi, mani e anche capelli.

Un vocabolario limitato So, which part of Italy do you come from? Milano Oh, I see. You know, I would love to speak some Italian, but I only know one word that an Italian girl who I met at the college was used to say Which word? Cheers, my dear. Quando esco decido di andare a fare due passi, guardo le due aule della scuola, il municipio grande come una panetteria di Milano, i fiori alle finestre, i trattori di un paese agricolo. Suonano le campane per un funerale, arrivano parenti e amici che non sono vestiti a lutto, ma giusto un po' eleganti come.

Quando le campane si fermano, il paese piomba nel silenzio; all'orizzonte, verso i Vosgi, si vedono le nuvole scure di un temporale, il ristorante di lusso offre il filetto di canguro, posso risalire in macchina. Vagando Giro per la Vieille Ville di Colmar guardandola come un puzzle - questa salita l'ho vista a Ginevra, questo acciottolato a Salisburgo, queste case a Strasburgo, queste mura sull'acqua a Ljubljana - come se il luogo non avesse una sua propria essenza. Finisce che mi perdo, visto che oggi allo strolling del turista si aggiunge quello dei pensieri, mille al minuto per non averne neanche uno.

Giro in tondo, Rue de Clefs, la cattedrale, i ponti, e alla fine mi ritrovo al punto di partenza, dove ho par-. Mi siedo su una panchina, chiudo gli occhi per il mal di testa, dall'altra parte del viale sento un'orchestra suonare un po' di liscio francese e lo scroscio dell'acqua della grande fontana. Siamo tutti Maginot Il memoriale della Linea Maginot a Marckolsheim si incastra tra quello che pare essere un impianto di stoccaggio e raffinazione e lunghissimi campi di mais.

Lo si visita in fretta, la casamatta fortificata - una specie di sommergibile da terraferma in cemento armato - un pezzo di ponte e quattro veicoli corazzati. Centinaia di chilometri di bunker, cannoni, fortificazioni: Guardo questo pezzo di passato, che oggi finalmente trova un suo scopo - imprevisto per il suo ideatore, certo - e non riesco a non pensare a quanto ci affanniamo per difenderci, per attaccare, per. Monsieur Maginot era un militare di professione, ma pure un filosofo: Trova la differenza Non è che avessi pianificato di andare a Vaduz, ecco.

Mi toccava San Gallo, dove sono arrivato, ho parcheggiato davanti al palazzo nel quale dovevo entrare, ho fatto i miei centocinquanta minuti di riunione, ho ripreso la macchina e me ne sono andato - se mi sentite dire "San Gallo? Vaduz è di strada, e mi fa simpatia l'idea di visitare un altro stato, come una specie di tacca da aggiungere alla. E' l'ora di pranzo, la deviazione è giusto di tre o quattro chilometri, quindi mi decido ed esco dall'autostrada. Solo un cartello, di quelli che indicano il nome del comune oppure il cambio di una provincia: E di Vaduz non saprei cosa dire, onestamente; sia perché ci sono stato poco, sia perché è in tutto e per tutto uguale a una qualsiasi cittadina svizzera: Uno sta a destra del Reno ed è in Svizzera, oltrepassa il ponte ed è in Liechtenstein: Le leggi fiscali, dite voi.

Arian-style look Non so come stessero le cose ai tempi del Fuehrer; so che oggi di tedeschi alti, biondi e con gli occhi azzurri ne vedo proprio pochi. Anche di tedesche, purtroppo. Fortuna che oggi devo camminare molto. Le scritte in cirillico, il grande simbolo di falce e martello, il prato curato, le mura pulite, due turisti americani che guardano, guardano ancora e scattano un paio di foto: Uan fot Quando si dice "parla come mangi".

Mi si avvicina questo signore, davanti alla Staatsoper, brandendo una macchina fotografica, e mi dice "uan fot? Basito, lo prendo per uno di quelli che ti spillano soldi facendoti fotografie sceme davanti ai luoghi turistici, e gli dico "no". Sul suo volto si dipingono smarrimento e delusione, mentre a me viene in mente che siamo a Berlino, e non in Piazza del Duomo a Milano; realizzo che quell'uomo. Freiheit, Freiheit, Freiheit Ci sono luoghi, città dove le parole sembrano mostrare il loro vero significato. Al centro della Strasse des 17 Juni, quella enorme, lunghissima via alberata che parte dalla Porta di Brandeburgo, costeggia il Tiergarten e arriva alla Statua della Vittoria, si trova un monumento che raffigura un uomo che grida al cielo.

E sotto, incise nella pietra della stele, si leggono le parole del Petrarca: I conti con il passato Una cosa che mi pare straordinaria di questa città è il modo in cui fa i conti con il suo passato. Con i suoi passati, ad essere precisi. Va orgogliosa degli imperatori, della Prussia, del tempo in cui Berlino e Germania o come si chiamava, ma poco importa erano realmente la stessa cosa. Ma non lo ostenta, lo fa con sobrietà, con una sorta di understatement che fa il paio con i suoni attutiti di molte sue strade.

Al tempo stesso, Berlino non nasconde i suoi tempi cupi. Non nasconde le ferite, il Muro, le persecuzioni, il Fuehrer, le divisioni. E' un posto, Berlino, dove "memoria" è una parola che non ha. E' un buon motivo per girarla, a piedi, da soli, e in silenzio. I controllori e i controllati Un giorno, sette-otto viaggi su U- e S-Bahn, tre controlli del biglietto. A Milano devo averne avuti tre in cinque anni. I controllori non hanno divisa, nemmeno una pettorina come quella che portano i nostri ausiliari del traffico: Unico elemento di riconoscimento, un badge appuntato al petto.

Ah, non ho visto nessuno che non avesse il biglietto o l'abbonamento in regola. Saldi La vera sconfitta del comunismo la si vede a cento metri dal Checkpoint Charlie, dove una decina di banchetti tenuti da immigrati prevalentemente turchi met-. Passi da un banchetto all'altro, contratti, reciti, alla fine torni a casa con un orologio che ha sul quadrante falce e martello e che ti farà fare un figurone con gli amici. L'immigrato ha venti euro in più in tasca, ed un altro pezzetto di storia viene mandato in vacca. A pensarci, stupisce che gli anticomunisti viscerali continuino ad incaponirsi contro questo nemico ormai immaginario: Era lungo più di centocinquanta chilometri, oggi a Berlino ne rimangono poche centinaia di metri, conservati come un monumento.

Senza i graffiti di Keith Haring e delle altre migliaia di artisti veri o presunti che ci si sono allenati sopra, si mostra per quello che era veramente: Guardi le foto che ricordano le centinaia di persone uccise dai Vopos mentre cercavano di scavalcare Die Mauer, cerchi di immaginare cosa voleva dire costeggiare quel pezzo di cemento temendo di essere schedati o puniti per aver buttato fugacemente l'occhio dall'altra parte. Non avrebbe avuto torto, credo. Il Dio degli eserciti Ho giusto il tempo di fermarmi per sgranchire le gambe, mangiare qualcosa, sopravvivere al vento che porta sottozero la temperatura percepita ed entrare nella Ulmer Muenster, la chiesa che è il simbolo di questa città insieme all'università.

Magnifica, come la gran parte delle chiese gotiche, ma con la inquietante particolarità delle decine di targhe dedicate a battaglioni di granatieri e reggimenti di fanteria, ai kamaraden che forse avevano da queste parti qualche santo protettore. Inquietante perché — quando si dice la forza del passato, dei luoghi comuni, delle paure ancestrali,. Poi, certo: Il sottile fascino del nulla Una camera d'albergo in un paesino del Baden Wurttemberg, immerso nel buio e sconosciuto alla mappa del navigatore.

Provate a guidare da Milano Certosa a Vicenza, e contate i chilometri liberi, aperti alla vista: Qui, invece, da Basilea a Karlsruhe a Mainz, sono solo campi e boschi, soia, mais, alberi, ogni tanto in lontananza qualche paese con il suo campanile alto quindici metri e quindi ben visibile da grande distanza. Uno si immagina la Germania come il paese della grande industria, Krupp e Volkswagen e ciminiere e fabbriche.

Che ci sono, intendiamoci. Ma ho i neuroni brasati, santocielo, e la memoria vacilla. Tassisti italiani, turchi, magrebini. Viene quasi voglia di incontrare uno skinhead. Camera Cafè Augustiner Strasse. Il negozio della Lavazza, una vetrina fatta di tazzine, vassoi, cucchiaini, accessori vari. Una vetrina solo per il caffè. Come se a Milano ci fosse, non so, un negozio monomarca della Paulaner - che, a pensarci bene, non sarebbe mica una brutta idea: Cristosanto, ci facciamo sempre riconoscere. Le pecore sono meno stupide di quanto si crede. Ich spraeche nicht Deutsch Non è proprio vero, qualche parola riesco a dirla e a leggerla.

Giocattoli Niente volo diretto, quindi tocca montare su questi aerei giocattolo di Swiss Air, quelli di cui si trovano le foto su Internet e guarda il caso, sono tutti accartocciati. Comunque, la cosa veramente affascinante di queste scatolette con le eliche e le ali, è che volano bassi, e vanno piano. Non so come dire, ti permetto-. Quando scendono, sembra di usare lo zoom di Google Maps.

Sono giocattoli, e quindi sono divertenti: Cene Arrivo a Norimberga alle dieci di sera. Il ristorante ha già chiuso i battenti, quindi non mi rimane che chiedere una weiss per rinfrescare la gola nel caldo asfissiante di questa città. In televisione danno i supplementari di Italia-Francia. Rosso Il rosso è il colore dominante di Norimberga. Fa un bel contrasto con il verde delle punte delle torri che racchiudono il centro, con il biondo dei capelli dei bavaresi, con il bianco della schiuma della birra, con le nuvole temporalesche che tutti si augurano vengano ad abbattere i trentacinque gradi piuttosto inusuali per la zona.

Rosso, forse. Sicurezze E comunque è vero: Ma sono sicuro di essere in Ger-. Ecco, sull'Embraer della Swiss che ho preso ieri sera a Zurigo, al loro posto c'erano diverse pagine di un quotidiano. Mi chiedo cosa stessero facendo piloti e hostess. Giovanni Trapattoni, se tu non esistessi bisognerebbe inventarti. Marktplatz, ore 9 Alle nove del mattino Marktplatz brulica di gente che mette in piedi le bancarelle del mercato. Tutti i taxi sono occupati, il cliente che mi precede in coda mi chie-. Pioviggina, come ieri notte quando sono uscito dal Biergarten dopo aver pagato un paio di giri ad un amico olandese incontrato casualmente in aeroporto.

Quando esce il sole Invece, a sorpresa viene fuori il sole. Caldo, come mi dicono che non vedevano e sentivano da forse due mesi. E allora tutti fuori, le grandi hall della fiera si svuotano, sembra l'ora di ricreazione alle superiori: Mi viene vo-. Ci vengono gli studenti a leggere, gli anziani a guardare il panorama, i turisti a fotografare, le coppie a baciarsi; se dovessi dire il motivo per cui ci vengo io, dovrei ammettere che lo faccio per guardare la gente, per sedermi su una panchina, accavallare le gambe e osservare un ragazzo con le infradito o un signore indiano con la macchina fotografica al collo che poco prima mi ha fatto un gesto vago per coprire l'orizzonte e mi ha detto "so many nice spots, there".

Il villaggio e i clown Tornare negli stessi posti toglie la sorpresa, ma in fondo consente di non patire l'ansia del "voglio vedere tutto". Alla terza volta, mi offro una mezz'ora ai tavolini all'aperto di Beim Tiergartentor - realizzando in ritardo che iniziare la serata con la Tagesdunkel, la birra scura del giorno, va classificato come un boomerang irreparabile.

Poi ciondolo per le vie del centro, rosse per il sole sui blocchi di granito, in mezzo a gente che sventola bandierine russe in vista della partita della sera e compagnie che si dirigono verso i ristoranti sulle chiatte sul fiume. Finisco per arrivare al Bratwurstdorf, che tento di tradurre con "Villaggio della salsiccia", dove mi siedo al fianco di un uomo che pare uno dei coatti di Verdone e dove rinuncio a pensare a colesterolo, trigliceridi e danni epatici di vario genere. A qualche decina di metri un duo folk bavarese allieta il pubblico; una quarantina di minuti dopo lasceranno il palco e verranno a sedersi a poca distanza da noi, e sembra di vedere il clown che si toglie la maschera.

Torno, camminando lento e non. Le caprette ti fanno ciao Non avevo ancora bevuto nulla, quindi non potevo avere allucinazioni alcooliche da eccesso di weissbier. Giuro che sono passato da Heididorf. Visto uno, visti tutti E' la prima reazione, di fronte ad uno dei laghi della Baviera. Sono davvero tutti uguali. Eppure, passeggiarci intorno, con i cigni che ti guardano perplessi, la pioggia che cade leggera, le cupole delle chiese tonde e luci-. Virtualità Mi sono fatto persuaso, come dice Montalbano, che le autostrade in Svizzera sono un concetto e non una realtà. No, dico, in trecento chilometri ho incrociato due autoblindo, mi è passato sopra la testa un Chinook e ho.

Tutto bene, a casa? Eccezioni Oddio, poi anche il buongusto ha le sue eccezioni, e ammette qualche deroga. Melting pot Sul treno che mi riporta verso Ruesselsheim vedo un paio di giornali turchi, uno ceco, e svariati abbigliamenti certo non teutonici. La piazza del Duomo è il classico crogiuolo di lingue - i due che mi siedono a fianco mentre mi mangio Frankfurter con insalata di patate e birra parlano francese, gli asiatici si sprecano, la porta della Alte Nikolai Kirche me la apre un italiano, la padrona del negozio di souvenir è indubitabilmente balcanica direi croata, o serba.

E il grande cartello che sta sopra il vecchio ponte sul Meno è scritto in cirillico. Civiltà Il grado di civiltà di un paese occidentale si misura dalla maggiore o minore presenza di Smart per le strade qui: Uno i tedeschi se li immagina come dei tipi noiosi. Che è bello, certo: Non parlo solo dei palazzi, delle chiese, dei monumenti, delle stazioni.

O gli uffici postali, gialli come quelli di Poste Italiane, ma lindi, con le cose tenute in ordine, gli spazi lasciati liberi e vivibili. O gli avvisi, quelli che si mettono sulle porte non funzionanti della metropolitana ma certo che capita , scritti in modo chiaro, leggibile, anche piacevole alla vista. I sogni son desideri Forse devo iniziare a preoccuparmi, ma sono assolutamente convinto che questa mattina, alle otto meno un quarto, nel parco che sta sopra Reinsburgstrasse, ci fosse profumo di luppolo, o di malto in fermentazione. Trasporti Stoccarda non è una megalopoli.

Ha circa seicentomila abitanti, circa un decimo dei quali lavora per Mercedes. Insomma, è la metà di Milano. Ma ha sei 6 linee di Schnellbahn, treni locali che passano ogni venti minuti circa e che collegano la città con i cento paesi. Gerlingen e Ditzingen sono posizionati più o meno come Arese o Limbiate rispetto alla metropoli della Madunina, con la sola differenza che, al prezzo di due-euro-e-novanta, i loro abitanti arrivano al Neue Schloss oppure a Stadtmitte in diciannove minuti. Fate voi Arese-Piazza Duomo.

Sessi Vi siete mai chiesti perché un certo termine è maschile piuttosto che femminile? Eppure quel pezzo di carne, per noi latini, è un simbolo fallico come pochi altri. Numeri Vi ho già parlato di Beate Uhse, no? Anche Beate sta sfruttando al massimo i mondiali di calcio, che tra poche settimane porteranno da queste parti centinaia di migliaia di tifosi e di turisti. A dire il vero, il numero è uno solo, e potete anche immaginare quale. Vado a fare il pieno, si torna a casa. Dachau, una mattina di marzo F. Penso a te per un motivo che tu capirai tra molto tempo: Nasce e cresce circondato da bellezza, da dolcezza, da tranquillità.

E' questo che lo rende più spaventoso e. E' per questo che ogni tanto ti guardo, e ho paura. Hai ragione, non ti ho ancora detto dove sono. Si legge come si scrive, più o meno, con l'accento sulla prima a. E' un paese non lontano da Monaco. Un paese come tanti, sai? Le case basse, i campi, i cavalli, le ditte di trasporti, Burger King. Ho visto le foto di settant'anni fa, e non era molto diverso: Ma, per il resto, non sembra essere cambiato molto.

E' un posto nel quale io e te e la mamma, nati e cresciuti in città, forse non ameremmo vivere: E andarcene. Invece, tanti anni fa, qui arrivarono più di duecentomila persone sono tante, molte più di quelle che tu riesci a immaginare , e tantissime di loro morirono qui; e quelle che ebbero la discutibile fortuna di poter tornare. Non avevano nessuna colpa, quelle persone.

Eppure finirono qui, in questo posto che si chiama campo di concentramento, e che negli ultimi mesi della sua "vita" divenne un campo di sterminio. Oggi sono tornato a Dachau, F. E i forni crematori, che sono una cosa che oggi non ti voglio spiegare, ma un giorno verremo qui insieme, io te e la mamma, e tu guarderai il camino, e le montagnette erbose che coprono le ceneri in cui sono state trasformate decine di migliaia di persone come noi, e poi guarderai i forni e ti. Forse ti capiterà quello che è successo a me questa mattina, e mentre starai in piedi di fronte ai quattro forni del Grande Crematorio vedrai il sole passare dalla porta alle tue spalle, e sentirai anche uno o due uccellini trillare nella primavera che arriva.

Ti sembrerà tutto assurdo, e sentirai un grande vuoto. Sarà allora, forse, che avrai la possibilità di diventare grande, F. Io sono tuo papà, e oggi, per te, mi auguro solo questo. Let it snow No, non nevica. Ne ha buttata giù parecchia la settimana scorsa. Uno o due metri, non so, comunque tanta. E siccome, nonostante il paese sia ad appena un'ora da Monaco, c'è davvero poca gente, la neve è bianca, e morbida, e pura come quella delle favole. Consigli alimentari 1. Fare colazione con l'aringa affumicata non è la scelta più indicata per affrontare una giornata di lavoro. Alla fine, le outdoor activities si sono concretizzate nel periplo del lago, mirato a raggiungere due gentili signore che ci attendevano con bicchierini di vetro e bottiglie di grappa alla pera, e successivo ritorno con attraversamento del lago ghiacciato.

A parte i dieci gradi sotto zero, tutto bene. Insomma, anche questa è andata. La quiete dopo la tempesta La vita è strana, o forse è solo - come dire - semplice. So che questo è quello che mi tocca, e che non ho nulla di cui lamentarmi: Di solito trovavamo un metro di neve ai bordi della strada, e il lago tanto ghiacciato da permettere il.

Dove ti ho già visto? Nero Girare in macchina è comodo, per carità, soprattutto in giorni di scioperi ferroviari tedeschi già, capita anche da queste parti. Sulla strada Parto con il sole, che si mantiene - a dispetto di ogni precedente esperienza - anche dopo il San Gottardo. Arrivo stremato a Basilea, con i muscoli della gamba. Smashing pumpkin Lascio la zona industriale di Nordenstadt, un terribile agglomerato di Imbiss, rimorchi parcheggiati, tre stelle a quaranta euro, per andare verso il centro di Wiesbaden. Mi chiedo come sia possibile non riconoscere le quattro vie della zona pedonale a un anno di distanza, ma il.

La tristezza che aleggia su questo posto questa sera è quasi feroce, se non fosse per un incongruo palchetto che fa mostra di sè in una piccola piazza nella quale mi ritrovo in modo del tutto casuale, sul quale sono appoggiate, con ordine teutonico, decine di zucche - belle, grandi, splendenti, alcune dipinte con colori vivaci, altre con il disegno di occhi e bocca anche se ad Halloween manca ancora un mese. E' una macchia di colore che non c'entra nulla con il resto della città, almeno quella visibile, perché poi dentro le Stube e la Braukeller la gente beve e ride e si pesta delle gran pacche sulle spalle.

E quindi merita di essere fissata, in piedi sotto la pioggia, per rimettere un po' in sesto l'ennesima giornata stramba di questi tempi. Inatteso Faccio tardi perché mi fermo a guardare fuori dalla finestra. Le nuvole corrono basse, e tira vento. I campi. Mi piace vederci un simbolo, la possibilità di stare bene - anche se solo per poco, magari - in un posto inatteso, in un momento inaspettato. Reazioni Io non so come descrivere compiutamente la scena di un anziano blogger italico che entra in una Stube di una piovosa e ventosa città tedesca, si siede stanco ed affamato, e dopo pochi minuti si rende conto che il deejay o chi per lui sta passando il "best of" di Mick Hucknall il che è chiaramente un ossimoro e per reazione inizia a bere a stomaco vuoto leggendo l'Economist sotto lo sguardo attonito degli avventori del locale.

Playback Credo che un tocco trash non debba mancare in una pur modesta vacanza - d'altra parte il trash distingue la nostra epoca, e quindi. Le strade sono magnifiche, splende il sole, vado. Sfilo la decina di chilometri di coda di pazzi fermi sulla carreggiata opposta, desiderosi di entrare all'EuropaPark, sorta di microdisneyland teutonica e attraverso questa serie di paesi da cartolina guardando il termometro scendere fino a tredici gradi.

Arrivo finalmente a Schonach, pago il mio euro-e-venti di biglietto, entro in questa tipica casa adornata da carriole fiorite, amanite falloidi in gesso e un piccolo mulino ad acqua, osservo gli ingranaggi dell'orologio - saranno alti due metri e mezzo, tutti di legno - ed esco sul giardino nel quale mi siedo in attesa dell'uscita del protagonista. Sorrido amaro, a Milano non ho un giardino per impiantare il business.

I ragazzi del lago Non so a voi: Voglio dire, me ne mettono più di quanta me ne danno il mare e la montagna. Visto il mio carattere, che porta la gente a stupirsi quando mi vede o mi sente ridere e io al momento sono contento del loro stupore, gli dico "ehi, vedi? Potevo andare avanti verso la città, dopo essere stato a trovare il mio vecchio amico e cliente Stephan a Rottweil; poi mi sono ricordato di un week-end di otto, forse dieci anni fa, sette ragazzi e un camper, quando, proprio qui davanti a questo lago, avvertii per la prima volta quanto tutti noi fossimo delle lastre di ghiaccio - qualcuna abbastanza spessa da poter resistere al disgelo e all'estate,.

E allora ho deciso di tornare qui, ho trovato una camera dove dormire e ho costeggiato a piedi la riva fino a trovare la birreria dove tra mille risate e sberleffi che durano ancora oggi feci prendere a tutta la compagnia una birra-e-gazzosa scambiandola per un tipo di birra locale. Non so se sono contento di averlo fatto, ma penso che dovevo farlo. Inizia a fare freddo, mi alzo per andare a mangiare qualcosa prima che i turisti slavi che stanno scendendo dal battello del Rundfahrt occupino gli ultimi posti disponibili.

Nuvole Alla fine arrivo a Friburgo, intorno alla quale ho girato per quasi due giorni. Giro la Altstadt, scacciando senza riuscirci molto - il pensiero che questi paesi sono tanto belli ma dopo un po', inevitabilmente, sembrano tutti uguali. Forse lo sono, non so. Giro per la cattedrale, che ricorda per struttura quella di Valencia ed una. Torno nella piazza e mi fermo a guardare una bancarella che vende biglie di vetro, quelle con cui giocavo in cortile quando ancora i bambini di Milano potevano farlo.

L'estate sta finendo, e stiamo a vedere quali cambiamenti arriveranno. Qualcuno lo intuisco mio malgrado, qualcuno me lo auguro. Intanto, spero di non trovare coda a Basilea. Bella Napoli Bella è bella, Amsterdam. Bycicle race Ve la ricordate Bycicle Race dei Queen? Una delle quindici canzoni decenti che hanno fatto nella loro carriera, ma questo è un altro discorso. A un certo punto si sente un allegro scampanellio, un inserto trash di quelli di cui erano maestri, e che ha spesso fatto la gioia della. La strada è loro, e se ti arrotano sono cavoli tuoi.

Hanno tutti una faccia di inaudita arroganza, si capisce che ti sfidano sapendo di vincere. Questione di feeling Sono sceso dal treno, ho attraversato il primo ponte, mi sono avventurato in Oudezijds Kolk, che è il primo canale subito dopo la stazione. Non sto dicendo nulla, non sto raccontando nulla. Poco male, ovvio, visto che è tutto a gratis. Ma sono cartoline che avete già visto mille volte.

Lanterne rosse Tutto sommato, penso che abbiano più dignità le donne nelle vetrine intorno alla Oude Kerk, con i loro bikini, le loro sigarette e i loro tacchi alti, dei turisti incluso il titolare, qui - con le loro risatine ammiccanti e le loro macchine fotografiche. E la sua gelateria Tremonti. Come si cambia Mancavo da Eindhoven da sei anni, circa. Tutti i gusti son gusti, in fondo. Bugie Le bugie, come ognuno ben sa, sono parte integrante della buona educazione. Si cambia, ma non troppo Eindhoven è cambiata, certo, ma non troppo. Facendo la solita oretta di camminata riesco a riconoscerla, dietro il maquillage e le migliaia di bandierine arancioni di Hup-Holland-Hup.

Due lunghe vie rese pedonali, molto piacevoli. Come se si potesse capire qualcosa di un posto volandogli sopra, come se si potesse anche solo lontanamente immaginare la vita dei quasi quaranta milioni di persone che stanno là sotto senza incrociarne lo sguardo. Tra il bianco e il nero Varsavia è una città di grandi spazi. Mi chiedo come sia con il sole, se la libertà di movimento dei raggi riesce a farla brillare oppure se il suo colore tipico sia quello del cielo ferroso che sta sputando nevischio ghiacciato dalla notte scorsa. Guardo i palazzi, e molti di loro sono ricoperti da quella patina grigiastra di - cosa: Quasi di fronte alla Biblioteca Nazionale, e a fianco di una pazzesca struttura che potrebbe essere.

Ma mi viene in mente quello che mi diceva questa mattina una giovane donna con la quale avevo da poco finito di parlare di giornali e di database e di servizi postali: Il bambino La parte della città che riesco a percorrere è piena di statue: In testa ha un elmetto, tanto grande da cadergli ben sotto le orecchie e da coprirgli abbondantemente la fronte; indossa una specie di uniforme, che gli arriva alle ginocchia, sotto le quali le gambette sono coperte da un paio di stivali anfibi. Intorno al collo gli gira un nastro, e a quel nastro è appeso un mitra, che il bambino tiene con qualche fatica, con entrambe le mani.

Ai piedi del cippo che regge la statua, nella neve, ci sono tre lumini, di quelli rossi che si portano nei cimiteri. Sono spenti. Il bacio Mi sono fermato nel ristorante per qualche minuto in più di quanto sarebbe stato necessario, dopo aver finito la cena. Ella Fitzgerald! Sospiro, alzo la testa, e vedo una coppia attraversare il grande spazio semivuoto: Lei si tiene aggrappata al collo di lui, e non sembrano fare il minimo sforzo. Si fermano, lui le fa appoggiare i piedi per terra avendo cura di non farla scivolare, e poi la bacia. Io scendo con cautela i maledetti scalini, mi avvio e gli passo accanto. Si stanno ancora baciando.

Occhi a mandorla Uno dice: Est Europa. Come se fosse una cosa sola, tutti slavi, biondi, occhi azzurri e zigomi alti e sporgenti. Come se Praga e Varsavia e Bucarest fossero la stessa cosa, il medesimo luogo, con una identica storia. Invece arrivo qui e mi sembra di essere, non so, a Vienna: Tutte cose che, a uno come me, lo fanno sentire a casa: Glu glu glu So che lo sapete, ma vale la pena ricordarlo: Il che, considerando che un litro di birra alla spina, al ristorante, costa la bazzecola di due euro e mezzo, non stupisce poi tanto.

Qualche sera fa, a Varsavia, leggevo una targa dove le uniche parole che avevano un significato erano Marie-Curie Sklodovska: E qui le cose non mi-. Tutto sommato, basta uscire da Praga per entrare in un mondo che non sembra essere tanto distante dal nostro, dal mio: Martino in Rio, o nella pianura piacentina. Ci ritroviamo a parlare di viaggi, di figli, di vino e di birra, di traffico, con la confidenza che si regala agli estranei; quando scendo dalla macchina, sono in un microscopico paesino della provincia ceca: Avete presente gli.

In particolare, quello che termina con "Fare la spesa con la donna della propria vita non ha prezzo"? Ecco, io ho fatto entrare le due donne della mia vita in un negozio che vende solo e unicamente palle e addobbi per l'albero di Natale. La mia faccia al termine dello shopping non aveva prezzo, vi assicuro. Non ha prezzo reprise Più seriamente, la cosa davvero senza prezzo è vedere la faccia di una bambina seduta su una carrozza trainata da una coppia di cavalli uno bianco e uno nero che attraversa il centro di una città del buon vecchio impero austroungarico.

Hefeweizen La cosa che amo di più, nel varcare i patrii confini e andare dalle parti del vecchio Franz Josef, è scordare il significato della parola acqua. Mamma butta la pasta Mi chiedo cosa possa significare, per l'onore e l'autostima di una città come questa, essere soggetta ad una invasione di italiani e di giapponesi. No logo Uno dei luoghi più belli di Salisburgo è il cimitero di Sankt Peter. Un luogo straordinario, verde e fresco, dove le tombe di cittadini illustri per dire, i direttori della birreria Stiegl, piuttosto che Herr Haydn si mischiano con quelle di salisburghesi normali, e dove storia e modernità restano affiancate senza nessun problema, come dimostrano le date sulle lapidi.

Ma forse la cosa più affascinante di questo luogo è la totale assenza di fotografie dei morti. Celo, celo, manca Capito a Bellinzona nel giorno di mercato. Sembravano pazzi - probabilmente lo erano. I fiori, i dipinti, le incisioni nel legno dei ponti di Lucerna, i cigni che si avvicinano ai giapponesi seduti in riva al lago a mangiare hamburger, il cimitero intorno ad una chiesa dal nome bizzarro e impronunciabile. Una cartolina, si diceva, ma di quelle senza la ragazza con le grandi tette che ti ammicca da una spiaggia improbabi-. Walk on the wild side Gli svizzeri, se non ci fossero, bisognerebbe inventarli, si sa.

Cordon bleu Non c'è niente da fare, si nasce piccoloborghesi e tali si cresce - e si muore, immagino. Ma quando ti siedi al tavolo, apri il menù e vedi i prezzi imbarazzantemente alti, anche se sai che sei ospite e non dovrai tirare fuori un franco che sia uno ti rendi conto di non essere in grado di dissimulare completamente lo. Grigio E dire che le previsioni del tempo davano "soleggiato". Ma insomma, che cosa ti puoi aspettare dal Belgio a dicembre?

Lost in Europe Sono cresciuto nella ferma e bizzarramente orgogliosa convinzione che la nebbia fosse prerogativa di Milano. Questa mattina, un umido grigiore da tagliare a fette. L'aereo in arrivo dall'Italia viene dirottato a Liegi. Da Bruxelles, il prossimo volo Ryanair con posti liberi per. Milano è previsto per il 14 dicembre che faccio, qualche giorno di vacanza? Anche gli altri aeroporti son chiusi.

E allora, si ritorna in città, dopo aver scaricato il cellulare facendo mille chiamate per trovare una soluzione alternativa. Adesso vado. Scusate, non vorrei perdere il mio prezioso posto di seconda classe. Era tutto scritto E d'altra parte, perché sorprendersi? Waterloo sta a quattro passi da qui. Non ho fatto nulla! Mi sforzo di intravvedere qualcosa oltre il guard-rail, nel buio della notte belga, ma non ce la faccio. In effetti, non successe nulla. Ma leggere quei nomi mi fa un certo effetto.

Lentezza Stavo leggendo un libro di Paolo Rumiz, poco prima che sul pullman diretto a Gare du Midi spegnessero la luce. Un pezzo nel quale Rumiz parla della bellezza del-. Ha ragione Rumiz, certo. Ma la lentezza ha bisogno di luoghi da assaporare; e mi chiedo se in Italia quella che conosco io, quella che gravita nei cento chilometri quadrati intorno a Milano esistono ancora. Ci deve essere vita anche a Trezzo sull'Adda; me lo dico entrando a Bruxelles, ma, in fondo, senza crederci davvero.

Il bello della corona Più giro l'Europa, più mi convinco che le repubbliche costruiscono città brutte - o, nel migliore dei casi, anonime. Il Belgio contava come il due di picche quando la briscola era cuori, nella politica dei tempi che furono. Eppure, guarda che palazzi, che musei, che viali. Sobrietà Avrei dovuto immaginarmelo, certo. Comunque, adesso so che la degustazione delle tre birre, anche se fatta stando seduti nel catino accogliente della Grand Place, ha i suoi orari; non le Bianconero Nel quartiere di Anderlecht fa bella mostra di sé uno Juventus Club che mi dà un certo senso di appartenenza; la quale si trasforma in inquietudine quando salgo sul taxi e mi rendo conto che l'uomo che mi sta portando in albergo pare il fratello maggiore di Lilian Thuram.

Mi chiedo chi mi farà il check-in, se Buffon o Del Piero. Mica per questioni di razza, cultura o scemenze simili; è l'aria che si respira la sera, quando il sole tramonta e senti i polmoni riempirsi di un fresco che ti mette in pace con il mondo. E' il fascino sottile del nord, di quello vero. Camera con vista Nonostante qualche esperienza ed una discreta capacità di dissimulare, non riesco ad abituarmi ai trentesimi piani, alle camere grandi quanto il mio appartamento della periferia milanese, alle cene di gala.

Infatti, appena posso scappo: Ma un paese che mette in prima fila, tra i suoi souvenir, le birre a seconda fermentazione in bottiglia, merita un futuro radioso. Innamoramenti [A cena: Frammento di dialogo tra i due figli del Bel Paese, che si sono conosciuti un'ora prima] Lei: Dove abiti? E tu, da dove vieni? Ah, una ligure si apprezzi l'acume della constatazione. Da quanto vivi a Bruxelles? Se metto insieme anche un anno a Bruges, sono quattro anni. Innamorata del Belgio, eh? Non proprio. Innamorata delle istituzioni europee. Free Willy I bagni di Gare du Midi valgono sempre i trenta centesimi richiesti per poterne fare uso.

Il quale, se l'urgenza della minzione e le dimensioni dell'organo coinvolto lo avessero consentito, avrebbe scoperto che il rettangolo medesimo, qualora raggiunto dal getto, avrebbe mostrato la scritta "Big Willie! Questa volta, oltre a questa esplosione di simpatia, c'era un bellissimo cartello posto sopra all'unico orinatoio non funzionante. Scritto in quattro lingue. Calma piatta Vengo a Bruxelles un paio di volte all'anno. E ogni volta, sul pullman che da Charleroi porta alla Gare du Midi, mi istupidisco a cercare di capire dove diavolo sono i belgi - 52 chilometri di strada che costeggia paesini, fattorie, vecchi campi di battaglia, terreni coltivati, aree di servizio - e neanche una persona.

O meglio, una: Forse era morto. Haute couture Per andare a pranzo percorro la lunga area pedonale che porta da Place Rogier verso il palazzo della Borsa e la Grand Place. Guardo i negozi, le vetrine che gridano i saldi, le persone che si vi si fermano di fronte. Oggi, come al solito, ho fatto la mia capatina di pellegrinaggio al "Tempio della Birra" e poi al " birre belghe", magnificando la grandezza di questo. E nella brasserie, un commissario Lo so, se non altro per averne lette cinque o sei, che le storie di Maigret sono ambientate a Parigi. Sarà per la prossima volta Arrivo a Bruxelles che è ormai sera. Nove aerei e nove aeroporti in otto giorni, e domani aerei e aeroporti saranno dieci.

Vedo il centro della capitale del Belgio più frequentemente di quanto non veda il centro di Milano; insomma, il programma della serata consiste nel fare duecento metri a piedi per andare a cena a La Brouette - sandwich al prosciutto delle Fiandre, biere blanche di Bruges e Westmalle - e altri duecento metri per tornare in albergo. Nel Sancta Sanctorum Dei novanta minuti trascorsi in uno dei cento o mille palazzi che la Commissione Europea occupa in questa città, mi rimangono in mente tre cose, non necessariamente in ordine di importanza: Peraltro, la security interna fa capannello intorno alle macchinette del caffè alle spalle della reception. Percorrere i corridoi e leggere i nomi degli occupanti degli uffici è come ripetersi una di quelle barzellette che ci si raccontava da bambini: Fritto misto Mentre pensavo che negli ultimi sei mesi sono stato più volte a Bruxelles che in qualunque altro posto, in Italia e in Europa, entrando nella Grand Place ho avvertito quella sensazione di deja-vu che ti stranisce anche se non hai ancora ingollato la solita Kwak seduto ai tavoli della Brouette: Attese Si sa, i concetti di freddo e caldo sono piuttosto relativi.

Nove mesi fa a Varsavia il termometro segnava -5, e gli indigeni scuotevano la testa considerando quella temperatura un funesto effetto del global warming. Ma fra noi italiani possiamo metterci d'accordo nel ritenere che a -1 non fa caldo, spero. Perché è quel che pensavo durante gli eterni sedici minuti di attesa per prendere un taxi, e non vorrei sentirmi una mammoletta completa, ecco. Complessi Andando in giro per il mondo noi italiani ci possiamo bullare al massimo per il cibo e l'arte, ma in generale ci portiamo dietro dei complessi di inferiorità nemmeno tanto latenti - la stabilità dei governi, il deficit pubblico, la pulizia delle strade, l'efficienza dei servizi pubblici, la puntualità dei trasporti.

Colori Faccio brevemente mente locale sulle persone che lavorano abitualmente in questo ufficio: Una simpatica babele, nella quale tutti comunicano tra loro usando un inglese spurio inframmezzato da risposte al telefono in francese, chiamate a casa in lingua madre, colloqui di lavoro in fiammingo o in spagnolo. Guardo fuori dalla finestra, rimirando il clamoroso cielo blu di una giornata che parrebbe estiva, non fosse per il freddo che ci fa uscire nuvolette di fumo dalla. Vedo che dal balcone del primo piano della palazzina di mattoni rossi al di Tervurenlaan pende un enorme bandierone nero giallo e rosso, che in questi grami giorni di probabili secessioni spicca per incongruità ambientale.

Mi chiedo se quella bandiera vuol dire quello che io penso, o se vuol dire quello che io mi auguro, e chissà poi se mi auguro una cosa buona. Se non altro, l'accostamento cromatico è molto bello. Make-up Le città sono come gli umani che le abitano, quando si svegliano sono brutte. In realtà non sono brutte nel preciso momento del risveglio, quando aprono gli occhi ma hanno ancora la testa sul cuscino; lo diventano poco dopo, quando iniziano a muoversi, a fare colazione in fretta, a cercare gli abiti al buio e ad accoppiarli sbagliando gli accostamenti di colore, a stringersi la sciarpa intorno al collo, ad affannarsi senza correre. Ci pensavo qualche ora fa, attraversando il centro di Bruxelles in compagnia di non più di una decina di altre persone.

Le strade erano vuote e calme, si intuiva una nuova giornata tersa e fredda come quella precedente. Poi, nelle viscere della stazione centrale si poteva entrare nello spettacolo degli uomini, i gradini tre alla volta, lo stridore dei freni, il fischio del capotreno, gli annunci in fiammingo, le spallate casuali, le borse negli stinchi, le occhiaie: Cena in casa del direttore generale dell'associazione, un inglese sposato con una pittrice portoghese. Altre due inglesi, un irlandese, due norvegesi, un paio di tedeschi, una olandese, un belga. Come nelle barzellette. Nelle barzellette.

Sante visioni Il giorno dopo la scomparsa di falce e martello dal parlamento italiano, mi ritrovo a pernottare in Avenue de Stalingrad, il grande viale che collega il palazzo della Borsa a Gare du Midi. Sembra una specie di Frate Tuck, piccolo, grasso e ballonzolante. Siamo solo io e lui, uno in giacca e cravatta e l'altro nel suo saio. Alle mie spalle le voci di sei ragazze nella taverne, una che insegna alle altre i numeri in italiano. Entro in albergo. Come ad Amsterdam, le cose più belle e toccanti e vere anche nei loro tratti di più spudorata falsità si trovano poco a lato della luce dei riflettori; a dieci metri dalla Rambla, dai mimi, dai suonatori di strada, dai banchi che vendono usignoli e pappagalli, ecco la Boquera, il mercato di frutta, verdura, pesce, formaggi, uova e prosciutto.

Mattone dopo mattone A me pare fantastico che dal e spiccioli, centinaia di migliaia di persone paghino un obolo destinato alla costruzione di una cattedrale, nella speranza che questa non venga completata mai. Atlanta F. Il luogo dove vorremmo invecchiare, sul serio. Dentro ci sono tre donne, in vestaglia e ciabatte, di età certamente non inferiore ai settantacinque anni, che giocano ad una specie di gioco.

I due tavoli a fianco sono occupati dai giocatori di domino e da coloro che assistono alla partita, e ognuno di essi è un personaggio che meriterebbe un racconto di Soriano: I bocadillos sono caldi e la birra è fredda, ed è la cena più buona da tanto tempo a questa parte quanto abbiamo pagato? Peraltro, le ragazze inglesi sono molto più belle al mare che non in città, dovesse interessare come informazione. Melting Pot La colonia, dicevo. In realtà, le colonie. La Deutsche Baeckerai. Un cartello che pubblicizza Doctor-Arzt. La Nederlandse qualcosa. Il chiosco appena fuori dalla nostra villa è gestito da croati che si offendono se ti fermi alla prima weissbier.

In lontananza, la pagoda di un ristorante cinese. Porto i bambini a giocare Uno arriva al Palacio Real, che al suo fianco ha la cattedrale di Santa Almudena, e si aspetta di trovare poliziotti e militari assortiti, a difesa di quelli che vengono chiamati "obiettivi sensibili". Mi piace l'idea che Juan. Carlos, ogni tanto, faccia due passi fuori casa e si diverta con i suoi piccoli sudditi. I padroni di casa Ricordo che anni fa era tutto un fiorire di articoli, servizi tv, dotte analisi sociologiche che prendevano in esame la cosiddetta Movida madrilena. Di giorno, si trovano quasi solo turisti - cartina e bottiglia d'acqua in mano, ci vuole poco a riconoscerli.

Ma dalle otto di sera in poi, arrivano i padroni di casa. Quelli che qui ci vivono, e sembra che ci vivano sul serio: Madrid non mi sembra sconosciuta ed estranea ai madrileni come troppe volte mi sembra essere Milano e, ultimamente, anche Roma. Ma certo, sono qui a passare tre ore libe-. Se non altro per farsi prendere da una neanche troppo sottile angoscia, fermi in mezzo ad una delle quattro o cinque sale che raccolgono le Pituras Negras di Goya. Ci vogliono giusto cinque minuti per capire che gran parte dell'arte del Novecento - Picasso, Munch e i Nirvana, per dire - non è altro che una ripetizione spacciata per straordinaria novità.

Francisco ha spiegato tutto centocinquantanni prima di voi. Il panino che viene spacciato per snack al pomeriggio e per cena alla sera, composto dalla stessa sostanza usata dai dentisti per prendere l'impronta del palato e che, infatti, ottiene lo stesso risultato finale, una volta inserito in bocca. E il fatto che, sul volo di ritorno, alla richiesta di un quotidiano si viene posti di fronte ad una scelta che fa tremare le vene e i polsi anche dei più temerari: Come in un film Non so se un aereo è il compendio o la negazione di un trattato di sociologia.

La mamma, il manager, la bimba piccola dagli occhi verde acqua, il neopensionato, la tredicenne bella da togliere il fiato vent'anni fa avrebbe potuto guardarti, ora sei trasparente o, al più, le fai la stessa impressione di un triceratopo , il padre tenero, l'adolescente stufa, la nonna in gita, la Catherine Willows in sedicesimo. Mi chiedo perché andiamo al cinema, se basta entrare a Linate per trovare tante storie quante in un film di Altman. Il cinema costa meno? Beh, è per quello che esistono i low-cost.

Tre bambini Ne sento fare il nome dall'altoparlante. Arrivano pochi minuti dopo, scortati da una hostess che li fa sedere alle spalle del banco del check-in. Quando salgo sul bus li perdo di vista, mi chiedo dove sono finiti, se stanno partendo o tornando a casa, che lingua parlano, se hanno un po' paura. Li rivedo passarci davanti, camminare veloci sull'asfalto, la bimba tenuta per mano dalla hostess - surrogato in divisa della mamma - i due maschi con i loro zaini pieni di chissache.

Tra due ore ci sarà un adulto ad abbracciarli, e per loro questa diventerà una gita da raccontare a scuola. Madrid, Deutschland Al momento sono in periferia, zona Avenida de America. Per tornare in albergo dopo il primo appuntamento mi sono fatto una passeggiata. Le case costano un terzo rispetto a Milano. Devo discuterne in famiglia. Fiat lux D'accordo, produrre energia costa. Bisogna stare attenti a non sprecare, soprattutto quando si usano fonti non rinnovabili. Ma lo spettacolo dei palazzi di Calle de Alcalà, della cattedrale di Nuestra Senora de Almudena costruita dove iniziava la Madrid mussulmana, per inciso e del Palacio Real illuminati quasi a giorno è una cosa da far piangere per la contentezza.

Penso a Milano, e mi viene da piangere per altri motivi non ultimo, il fatto che il mio informatore di fiducia mi fa sapere che la Moratti va in onda a reti unificate, Rai3 e Telelombardia. Questa è casa mia Credo di averlo già scritto l'anno scorso, ma vale la pena ripeterlo. La cosa più straordinaria di questa città. Madrileni di tutte le età, giovani, bambini, anziani - gli stessi che durante il pomeriggio giocano a bocce nel parco di Atene alle spalle della cattedrale. Ho l'impressione di assistere ad un circolo virtuoso, una città viva che fornisce ai suoi abitanti tanti buoni motivi per uscire di casa, e che da questi a sua volta riceve - appunto vita, che poi rimette in circolo.

E ripenso a Milano, eccetera. Cultura Io mi rendo conto che il rischio è quello, ogni volta, di vedere e presentare l'erba del vicino come più verde rispetto alla propria. Il bicchiere mezzo pieno Sarà, non so, la settima o ottava volta che vengo a Madrid. E mai che mi ricordi che la città si trova a seicentocinquanta metri di altezza mi dicono che sia la più alta capitale europea: Certo, Madrid è grande, e ci sono mille altri palazzi e musei e locali per i quali non ho ancora messo la tacca sulla Moleskine.

Ma oggi è giornata da stare a prendere il sole in Plaza Mayor, senza far altro che guardare la gente che passa, ascoltare la fisarmonica di un ometto al quale darai un euro tra qualche minuto e leggere la biografia di De Andrè. Poi, tra un po', si riprenderà la metropolitana per Barajas, un altro checkin, un altro aereo, business as usual. Si nasce incendiari, si muore pompieri. Pellegrinaggio Il Paseo de la Castellana è un vialone immenso, largo più o meno come il Po di questi tempi di secca: Percorrendolo verso nord, circa a metà si trova il Bernabeu. Come se San Siro si trovasse in Piazzale Loreto, grosso modo. Ma il Bernabeu, gente. In cima al terzo anello sud, a cinquanta metri di altezza, si vede il campo in modo magnifico.

Non ci si crede che in questo posto riescano a sedersi sedersi ottantamila persone; eppure. Il verde del prato è quello di un prato inglese in primavera, quello di Wim-. La sala dei trofei non è una sala: La tribuna VIP ha delle poltrone che neanche nella business class della Emirates; e lo stesso dicasi, ci crediate o no, per le due panchine. Le panchine, diosanto. Probabilmente quelle quattro persone cor-. Ma in qualunque caso, essa impedisce - almeno per qualche ora al giorno, e a quanto pare anche fuori dalle mura della scuola - la gara al vestito più costoso, scomodo e stronzo: La gente ci va per prendere il treno, per andare ad accogliere parenti e amici; ma ci va, sembra, anche per stare nel luogo stesso, senza altri motivi se non quello di goderselo, di godersi il giardino di palme e piante esotiche che sta al piano terra, le tartarughe, le ninfee e gli uccellini, i bar e i ristoranti.

Ai binari delle partenze si accede pas-. Atocha continua ad essere un bel posto. Cosa fare a Madrid quando sei sazio Ho finito di pranzare alle quattro-meno-un-quarto. Che rende il senso, ma fino a un certo punto. Arrivo Mentre passiamo sopra le mesas di Tarragona ho tra le mani un libro di Riszard Kapuscinski; sulle pagine leggo le descrizioni della lussureggiante natura africana - le foreste del Congo, le spiagge del Dahomey buon Dio, il Dahomey: L'aereo scende verso Barajas, e più si avvicina meglio si vedono le au-.

Percorriamo la pista, il tetto del terminal ricorda la parte superiore della bocca dei Rolling Stones, in lontananza si vedono quattro enormi grattacieli schizzare verso l'alto emergendo dalla terra piatta dell'altipiano. Chiudo il libro. L'intruso Sono entrato nella camera di albergo assegnatami dal gentile e simpatico Cristiano. Ostentando calma olimpica ho detto "I'm sorry" e sono andato a farmi cambiare la camera. Questo pomeriggio mi sono fermato davanti alle vetrine di Mundimusica, in Calle de Santiago. E la cosa fantastica non era la parata di strumenti, ma questo signore sulla cinquantina abbondante, alto, con un grembiule azzurro e gli occhiali e non so quale aggeggio in mano, impegnato a riparare un trombone - lo faceva.

Poi lascia stare che a tratti il gameplay non è proprio il massimo e lascia stare che in due a causa dello split screen risulta un pochetto ingiocabile. Ben due sequel. Tra i due consiglio,se memoria non mi inganna sopratutto il secondo ,che rispetto al primo aggiunge un casino di roba tipo Trasformazioni e fusioni ingame,team tag,una grafica più piacevole e il fottuto story mode più galvanizzante che un fan di dragonball abbia mai visto da sempre che ci segue tutte le vicende di Dragon Ball Z,di una miriade di Oav e finisce giusto giusto allo scontro finale con Li shenron.

No davvero,insomma bella roba ma fate voi,tanto grossomodo è uguale. Un pochetto prima che Namco Bandai partorisse IL gioco di dragon ball ,eravamo grossomodo tutti qui. A mazzularci di mazzate nel primo picchiaduro di dragon ball decente da che uomo abbia memoria. Una mossa,azzeccata dicevamo,decisamente,azzeccata,tanto che riusciva in parte la pochezza del gameplay di base del titolo. E vabbè pazienza incidente di percorso. Per fortuna i diretti sequel ci mettono una pezza. Budokai 2 ci regala la saga di Majin Bu e due orrende fusioni inventate come quella fra Tensin e Yamcha di cui avremmo fatto volentieri a meno.

E dulcis infundo,non possiamo esimerci dal concludere questa carrellata dedicata ai videogame dal tema dragonball proponendo qualcosa di profondamente diverso. Le botte da orbi e le castagnate sui denti vi hanno stancato? Niente paura. I ragazzotti dei Webfoot Technologies,forti del successo commerciale del primo titolo circa 1,40 milioni di copie vendute nei soli Usa ,tirarono fuori dal cilindro poi vari seguiti.

Fortemente consigliato. Buu Fury ,terzo capitolo della trilogia sempre dei Webfoot che tratta la saga di Majin Bu e sempre un action-rpg come gli altri titoli e Dragon Ball Gt: Non possiamo non esimerci dal citare,in un inestinguibile di abuso del brand e riciclo costante,alcune perle di rara bellezza come Budokai Tenkaichi 2 e Legacy of Goku 2 per Gba. You are commenting using your WordPress. You are commenting using your Google account. You are commenting using your Twitter account. You are commenting using your Facebook account. Notify me of new comments via email.

Alzi la mano chi di voi non ha mai avuto a che fare con la mitologica programmazione televisiva del primo pomeriggio di Italia1 Me la ricordo ancora: Da segnalare. Da stankanovisti. Si segnalano Ben due sequel. The legacy of Goku Gba E dulcis infundo,non possiamo esimerci dal concludere questa carrellata dedicata ai videogame dal tema dragonball proponendo qualcosa di profondamente diverso. E voi,che ne pensate? Share this: Twitter Facebook. Like this:

American Dad! - Recensioni, Episodi e Citazioni

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